Aria condizionata e COVID19 | La parola a Paolo e Daniel dello Studio Sinergy

Paolo Salsini e Daniel Fanucchi, soci fondatori di Studio Sinergy, ci aiutano a fare chiarezza su un argomento molto discusso: aria condizionata e Covid19.

Sono in tanti a chiedersi quali sono i rischi dell’utilizzo dell’aria condizionata in casa, o nei luoghi pubblici, di fronte alla pandemia di coronavirus.

Con questo prezioso contributo per il blog Diemme Infissi, Daniel e Paolo, che ringrazio, ti spiegano meglio come funzionano i sistemi di aria condizionata, e come cambiano le cose per far fronte alla corretta gestione dell’aria nel corso di questa emergenza sanitaria.


Aria condizionata e Covid19 | Ce ne parla lo Studio Sinergy

Il grande quesito di questi giorni è se poter usare o meno l’aria condizionata partendo dall’uso domestico o terziario fino ad analizzare se sussistano dei rischi nel recarsi al grande centro commerciale.

Iniziamo prima di tutto col dire che tutto quello che scriveremo a seguire è valido ad oggi 14 maggio 2020, in quanto ogni settimana si apprendono nuove nozioni e sviluppi su questo NUOVO Corona Virus e soprattutto è riferito alla componente aerosol, per la sanificazioni delle superfici si rimanda all’ISS.
In prima battuta è obbligatorio, anche se non sempre scontato, capire cosa si identifica con il termine “impianto” partendo dal piccolo mono-split, fino ad arrivare alla grande UTA (Unità di Trattamento Aria);

In sostanza con il termine ”impianto” noi identifichiamo un’apparecchiatura o sistema più complesso di apparecchiature sottoposti ai protocolli di manutenzione ordinaria e straordinaria nonché alla sanificazione periodica ed in fase di prima accensione (obbligatoria anche prima del Sars-CoV-2).

La seconda ed ancora più importante premessa, è che nell’aria esterna non sia presente il virus in quanto non in grado di resistere alla diluizione dell’aria, ai raggi UV del sole o se preferite semplicemente perché altrimenti ci ammaleremmo per strada ogni giorno, sappiamo che sono state trovate tracce di RNA nel particolato ma questo non vuol dire che quella traccia sia una carica virale in grado di poter infettare.

Fatte queste doverose premesse andiamo ad analizzare i vari casi.


Aria condizionata e Covid19 | Utilizzo civile: puoi usare l’aria condizionata a casa tua?

In linea di principio all’interno delle civili abitazioni non sussiste il problema in quanto se le persone al suo interno sono in salute semplicemente il virus non è presente per cui il climatizzatore non può crearlo.
Mentre se è presente una persona infetta non verrà modificata la sua situazione (rimanendo infetta), fatto salvo per impianti a ricircolo di aria interna con ri-miscelazione di aria in più locali (sistema poco diffuso) che in tal caso andranno spenti.

Via libera ed anzi ben vengano gli impianti VMC (Ventilazione Meccanica Controllata con recuperatore statico), dov’è fortemente consigliato utilizzarli il più possibile in quanto, se è vero che nell’aria esterna il virus non è presente (altrimenti ci ammaleremmo anche per strada), i ricambi mediante aria primaria fanno sì che il potenziale virus in ambiente, sia diluito e che la carica batterica sia inferiore alla minima necessaria per infettarci.

Nel grafico a seguire viene evidenziato l’andamento della carica virale in un determinato ambiente con la permanenza di un soggetto infetto in cui:

  • Non si ha ricambio aria (verde);
  • Si abbia un ricambio di aria di un volume/ora (blu) valore tipico di una VMC domestica o finestre aperte con ricambi d’aria abbondanti;
  • Si abbia, in (Rosso), un ricambio d’aria di 6 volumi/ora

Come è evidente la carica virale viene notevolmente abbattuta sino a sotto il valore di 25, come termine di riferimento possiamo assumere la carica virale dell’influenza di circa 67 (per il contagio da Sars-CoV-2 è stimata una carica leggermente inferiore)


Aria condizionata e Covid19 | Negozio-Ufficio-Piccola Attività: quando è possibile utilizzarla?

In questi casi si possono avere la presenza contemporanea (operatori) o temporanea (avventori) di persone che non fanno parte dello stesso nucleo familiare per cui si renderanno necessarie maggiori attenzioni.
L’impianto dopo la corretta sanificazione può comunque essere acceso applicando alcuni accorgimenti consistenti nella disposizione delle persone, in modo da evitare che le persone siano presenti nelle immediate vicinanze del terminale di erogazione (anche perché come minimo gli verrebbe il torcicollo).
L’errore più comune è quello di credere che il climatizzatore aumenti a dismisura il movimento dell’aria, in realtà (fatto salvo le immediate vicinanze come detto) il suo impatto è relativamente trascurabile rispetto all’uso dell’ambiente e lo vedremo nel diagramma a seguire.

Bisogna tenere conto che negli ambienti l’aria si muove ugualmente per moti convettivi, per il transito delle persone e per differenza di temperatura tra superfici diverse (soleggiate o meno) tant’è che la polvere non si deposita in un solo punto della stanza!
Un impianto ben dimensionato ha una velocità tipica di 0,15 m/s che confrontato su scala logaritmica con altri fattori fa apprezzare quanto questo sia marginale.

Immediatamente ci compare l’immagine del famoso ristorante di Guangzhou, dove è stato rilevato il contagio imputato al climatizzatore, ebbene nello stesso locale i climatizzatori erano 6 ma il contagio si è diffuso solo dove non vi era apporto di aria esterna (lato della sala con vetrate non apribili).
In sostanza la discriminante sono i ricambi d’aria, se si riesce a ricambiare l’aria all’interno dell’ambiente si possono utilizzare anche i climatizzatori (evitando lo stazionamento di persone nelle immediate vicinanze di mandata e ripresa delle unità di climatizzazione) altrimenti il contagio potrebbe diffondersi qualche metro in più rispetto al 1,5-1,8 m.
In ultimo sottolineiamo che se non si hanno ricambi aria tenere spenti i climatizzatori non apporta benefici significativi in quanto veniamo riportati sulla curva verde presente nella pagina precedente.


Aria condizionata e Covid19 | Come utilizzarla nei centro commerciali e quali sono i rischi?

In questo caso vale tutto quanto precedentemente descritto per le attività appena trattate con un focus sulle dimensioni dei locali e sui ricircoli non a tutt’aria primaria.

Le dimensioni o meglio le volumetrie dei locali contano eccome, ed anzi ricoprono un ruolo preponderante.
Infatti per sua natura un locale da 1000 mc (dati i moti convettivi e le altre caratteristiche trattate nel paragrafo precedente) ha un movimento d’aria ed una diluizione enormemente più efficace di un fondo da 100 mc.

Infatti ipotizzando un contagiato COSTANTEMENTE presente in ambiente è facile capire come l’estensione dello stesso sia determinante ed il rischio di contagio molto più basso nel grande locale.

Non solo, possiamo vedere ancora una volta l’importanza dei ricambi ora con aria esterna, in sostanza a parità di 1 volume/ora (ricambio basso) dopo 4 ore nel locale piccolo si ha l’80% di probabilità di ammalarsi contro 15% di un grande locale, ragione per cui mai come ora è importante SOPRATTUTTO per le piccole attività il ricambio con aria esterna, anche a discapito dell’efficienza e dell’estetica con un brutto e poco efficiente estrattore!

Nei nostri progetti perseguiamo sempre la migliore efficienza in base alle necessità del cliente, ma temporaneamente la priorità va data alla salute, se poi si è in grado di realizzare gli interventi con un ricambio d’aria con recuperatore di calore STATICO uniamo l’utile al dilettevole!


Aria condizionata e Covid19 | Come funzionano i ricircoli d’aria nei centri commerciali?

Il secondo focus del quale parleremo per i grandi centri commerciali sono i ricircoli che spesso sono realizzati con una percentuale di aria primaria e una percentuale di aria interna.

Bene, anche in questo caso è FONDAMENTALE tenere attivo il ricircolo il più possibile dato che è vero che sto utilizzando una parte di aria interna ma si effettua comunque un ricambio ed una diluizione con aria esterna, che associata ai grandi volumi interni fa si che riduca al minimo il rischio da contagio, l’alternativa sarebbe DEVASTANTE in quanto è vero che non utilizzerei l’aria interna ma non avrei più neanche l’aria di rinnovo andando poi a saturare inevitabilmente l’ambiente con aria stagnante e potenzialmente carica di virus.

E’ facile infine notare come anche in presenza di carica batterica all’interno di un locale siano sufficienti rispettivamente 4,5 ore (una persona infetta) e 5,5 ore (due persone infette) dopo la chiusura per annullare la carica batterica semplicemente con 1 volume/ora (oppure tempi più rapidi se si aumentano i ricambi d’aria).

Con questo breve articolo speriamo di aver tolto qualche dubbio a chi ha avuto la pazienza e la voglia di arrivare fino a qui sottolineando che è altamente consigliabile affidarsi ad una consulenza tecnica di un progettista esperto in materia, dato che non tutti i locali sono rettangolari, non tutti i locali hanno la stessa esigenza o destinazione ecc ecc.., siamo anche noi fautori del “fai da te” ma per certi argomenti è meglio, a nostro avviso non improvvisarsi.

Sottolineiamo infine che la parola d’ordine in questa fase è ARIA, Aria primaria in grado “lavare” l’ambiente dagli inquinanti, detto a denti stretti, meglio perseguire i ricambi piuttosto che l’efficienza energetica se dobbiamo fare una scelta.

L’efficienza energetica torneremo a ricercarla ossessivamente quando questa emergenza sanitaria sarà alle spalle, non solo per salvaguardare il pianeta ma anche perché dovremmo fare i conti con una società globale economicamente più debole e quindi più attenta alle spese per l’energia……….. comunque questa è un’altra storia che affronteremo in seguito.

Un Saluto a tutti

Paolo e Daniel di Sinergy Studio Tecnico
per informazioni >>> http://www.studiosinergy.net/ o mail: ufficio@studiosinergy.net

Ciao e al prossimo articolo.

Daniele Cagnoni

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Interventi di sostituzione degli impianti di riscaldamento/raffrescamento nei condomini – limite di spesa: 30.000 euro per ogni unità immobiliare

Interventi di sostituzione degli impianti di riscaldamento/raffrescamento degli edifici unifamiliari – limite di spesa: 30.000 euro

Il limite di spesa per la sostituzione dei serramenti rimane quello previsto dalla precedente legislazione (60.000 euro), detraibili al 50% in 10 anni.

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