Silvia Porciatti, Vice Presidente di Inbar Siena, ti dice come progettare una casa dove vivere felici e a proprio agio

Nell’undicesima puntata del Diemme Infissi Show, intervisto Silvia Porciatti, Vice Presidente di Inbar Siena.

Silvia, ci parla di come ottenere un’abitazione dove vivere felici e a proprio agio, facendo le giuste scelte architettoniche.

Lo fa affrontando il “vivere la casa” a tutto tondo, sia dal lato pratico che da quello psicologico e filosofico.

Ti direi di correre subito a a vedere il video, ma questa volta devo fare uno strappo.

Leggi prima l’articolo scritto per te da Silvia Porciatti, ti aiuterà a capire cosa significa progettare una casa su misura, che rende davvero felice chi la andrà ad abitare.


Come vivere la casa felici, e a proprio agio: te lo dice Silvia Porciatti, Vice Presidente di Inbar Siena

“Inutilmente, magnanimo Kublai, tenterò di descriverti la città di Zaira dagli alti bastioni. Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato (…)”

Italo Calvino, Le città invisibili

Potremmo raccontarvi la storia di una casa in legno, costruita su un seminterrato realizzato con cemento e altre tecnologie tradizionali.

Potremmo raccontarvi che il sito richiedeva solo poche regole da rispettare, come il numero massimo di metri quadrati, l’altezza massima, la distanza massima dai confini, la forma del tetto, il colore delle tegole.

Potremmo raccontarvi di tutte le scelte sostenibili che abbiamo fatto, come l’esposizione a sud, gli apporti solari gratuiti, il riscaldamento a pavimento e l’utilizzo della piscina come volano termico.

Potremmo raccontarvi di aver organizzato il volume secondo un sistema a tre piani, che sono in realtà sei livelli, ognuno dei quali servito dalla scala costruita al centro della casa.

Potremmo raccontarvi di aver disegnato spazi diversi: nella misura in cui avessero funzioni e destinazioni diverse, sarebbero stati progettati in modo unico, particolare.

Ogni funzione occupa un intero livello: da un lato abbiamo il soggiorno, le camere da letto e la zona ospiti, mentre dall’altro lato abbiamo i servizi igienici, il magazzino e il garage.

Potremmo raccontarvi del budget stabilito e di tutti gli sforzi fatti per ottenere l’effetto atteso senza spendere troppo.

Ma avervi detto tutti questi dettagli non spiega l’intera visione.

In realtà, questa non è solo la storia di un progetto architettonico, è la storia di una famiglia e di un’amicizia.

È la storia di due ragazze che hanno condiviso l’adolescenza e poi, dopo il liceo, una di loro si è trasferita in un altro paese e si sono perse di vista.

Quasi vent’anni dopo, si sono incontrate a una riunione di compagni di classe e hanno iniziato a parlare come se non fosse passato molto tempo.

L’una raccontava all’altra, che era diventata architetto, del sogno che lei e suo marito stavano cercando di realizzare: costruire una casa da zero, una casa in cui i loro tre figli sarebbero cresciuti con la loro privacy e i loro spazi, in cui avrebbero potuto ospitare amici e altri membri della famiglia.

Hanno parlato della possibilità di fare questa esperienza insieme e quando hanno deciso di iniziare quell’avventura hanno anche deciso che avrebbero voluto costruire quel tipo di casa dove la famiglia potesse vivere felice e a suo agio.

Questa storia è, infatti, una storia di fiducia e condivisione.

Questo progetto era basato sul prendersi cura delle persone facendo scelte architettoniche.

Sia la bellezza, intesa come valore estetico, sia il guadagno, inteso come valore economico, valorizzano aspetti specifici della vita delle persone. Ma anche il bene è qualcosa di essenziale che porta a un’esperienza di vita positiva.

Occuparci di tutti questi elementi, e tradurli nell’edificio, è il nostro scopo.

Ciao e al prossimo articolo.

Daniele Cagnoni

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